Liberetà

Antonia, detta "Nenetta", ottantadue anni, di Ceglie Messapica in provincia di Brindisi, non immaginava che alla sua bell'età si sarebbe trovata, dietro uno striscione dei sindacati dei pensionati, a manifestare insieme a tanti altri per la pace nei Balcani.

Avvolta dalle affettuose attenzioni di tutti, Nenetta è un po’ frastornata, ma determinata nel dire “basta!” alla guerra.

Dice, indicando con un gesto il mare che ci divide da quei paesi martoriati: “Non è giusto far soffrire quella povera gente, farli scappare dalle loro case. Sono venuta qua perché non mi piace, non mi sta bene e non voglio vedere quei bambini, quelle donne, tutti quei vecchi come me, buttati per strada”.

Mentre la folta rappresentanza del popolo degli anziani sfila per le vie di Bari a fianco dei lavoratori di Cgil, Cisl e Uil in questa grande manifestazione nazionale, i bombardamenti della Nato su Belgrado e sul Kosovo continuano.

Dalle fonti le più diverse e con diversi gradi di attendibilità, arrivano notizie di massacri, fughe di profughi che si ammassano alle frontiere con l'Albania e la Macedonia, colloqui diplomatici che si susseguono per tentare di imbastire una trattativa.

Questa manifestazione i sindacati confederali l'hanno voluta perché resti accesa la speranza di pace, l'hanno voluta perché si fermi questa guerra che “etica” non è, ammesso che ce ne siano mai state.

Può definirsi “umanitaria” questa guerra che fa fuggire migliaia di persone dal loro paese nel tentativo disperato di sottrarsi alle bombe e ai massacri? Un invisibile, tragico filo guida la macchina di questa guerra verso esiti incerti e preoccupanti. Gli interrogativi sono tanti, ma ora la priorità è una: fermare la tragedia dei kosovari.

In un pomeriggio caldo di sole decine di migliaia di lavoratori e pensionati con i volti seri e preoccupati - non si respira qui la consueta atmosfera orgogliosa e combattiva delle manifestazioni sindacali a cui siamo abituati - sfilano in corteo per le vie di Bari, e la città è con loro, non si limita a guardare. Arrivano da piazza Castello a piazza Prefettura con le bandiere colorate, i fazzoletti rossi al collo, i cartelli che parlano di pace, sotto il palco del comizio dei tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil.

Perché i sindacati confederali hanno scelto la Puglia? “Perché-spiega il segretario generale della Cisl, Sergio D'Antoni è la regione simbolo dell'ospitalità, della solidarietà”.

Il comizio lo apre Pietro Larizza, segretario generale della Uil, con una dichiarazione di impegno: “Fermare i massacri in Kosovo - dice - è il primo punto per - raggiungere la pace.  Ciò non vuol dire che siamo neutrali: stiamo con un piccolo popolo di contadini scacciati dalle loro terre.

Dobbiamo aiutarli a restare nella loro terra, aiutarli a vivere, a non morire. La tragedia di oggi non è un olocausto, ma si manifesta allo stesso modo: la violenza, il razzismo, le persecuzioni, la caccia all'uomo, anche oggi come allora”.

Per il segretario generale della Cisl, Sergio D'Antoni, è tempo che si parli non solo di globalizzazione dell'economia, ma anche di globalizzazione dei diritti “perché questa è la vera prospettiva di un'umanità che vuole avere un futuro.

I grandi valori di umanità, di solidarietà, i diritti di libertà sindacale sono diritti universali e devono essere rispettati da tutti”.

E cita una bellissima frase di una ragazza di 18 anni, una specie di nuova Anna Frank, che scrive da Pristina, capitale del Kosovo: “C'è tanto silenzio a Pristina, io spero che alla fine venga del bene”.

 

Tratto da Liberetà pag.10 - n.5 MAGGIO 1999

Questo articolo lei non lo ha mai letto, dal 31 maggio 1999, "Nenetta" non c'è più, ci ha lasciati all'improvviso come voleva lei, in una ritrovata giovinezza, mentre era impegnata nella campagna elettorale, che mi vedeva coivolto, subito dopo una manifestazione in piazza.

"Nenetta" era mia madre

L'eternità può esserci solo per le grandi idee, come grandi  sono sempre state quelle della compagna "Nenetta"